Notizie e informazioni sul mondo farmaceutico che nessuno vi dà
In questi giorni, forse per la vicinanza all'8 marzo, l'attenzione si focalizza sulla donna e gli obiettivi sono puntati sull'universo femminile, un universo che si riduce drasticamente quando si parla di ricerca farmacologica.
Infatti le donne, nonostante siano le maggiori consumatrici di farmaci, sono scarsamente rappresentate nella sperimentazione clinica.
Non solo, ma non si tiene conto della diversità fisiologica uomo/donna rispetto all'effetto dei farmaci.
Per questo il Comitato Nazionale per la Bioetica ha approvato nel novembre 2008 il testo La sperimentazione farmacologica sulle donne.
In esso si evidenziano i pericoli di una farmacologia neutrale che non individua e riconosce le differenze uomo/donna.
Nel testo si propone, tra l'altro, di incentivare le aziende farmaceutiche a sostenere una sperimentazione differenziata, suggerendo progetti di ricerca sull'argomento. Si richiede inoltre di garantire una maggiore presenza femminile nelle sperimentazioni farmacologiche e una maggiore attenzione alla terapia appropriata e si sottolinea la necessità di potenziare la cooperazione nazionale ed internazionale.
Il testo è stato redatto da Laura Palazzani, che ha coordinato il gruppo di lavoro con il contributo di Silvio Garattini, direttore del'Istituto Mario Negri di Milano, e Laura Guidoni, dirigente dell'Istituto Superiore di Sanità. Durante gli incontri dei gruppi di lavoro si sono svolte alcune audizioni che hanno offerto importanti contributi, dei Proff. Flavia Franconi, Responsabile del gruppo di studio Farmacologia di Genere della Società Italiana di Farmacologia, Vicepresidente della Società Italiana Salute e Medicina di Genere e coordinatore del Dottorato di Ricerca Farmacologia di Genere, oltre a Matilde Leonardi e Carlo Tomino.
La donna, quindi, è stata sempre sottorappresentata e a giustificazione di questa scelta sociale c'erano la convinzione che l'unica differenza tra uomini e donne fosse solo legata all'apparato riproduttivo e che l' esclusione proteggesse la maternità.
E' solo tra li anni '80 e '90 che i ricercatori si sono resi conto che le patologie potevano avere decorsi molto eterogenei in uomini e donne e quindi risultati eterogenei anche le terapie farmacologiche.
Il fenomeno è riconducibile sia a fattori sociali (mansioni lavorative diverse espongono a rischi diversi), sia a fattori ormonali, genetici, metabolici.
Per esempio, le ricerche sulla digossina, molto usata nell'insufficienza cardiaca, erano state condotte per l'80% su uomini e la conclusione era stata che pur non allungando la vita il farmaco faceva diminuire il numero di ricoveri.
Alcuni studi successivi sui dati analizzati relativi a uomini e donne, dimostrarono che mentre gli uomini che prendevano la digossina miglioravano la qualità di vita rispetto al gruppo che assumeva placebo, per le donne era vero il contrario, cioè morivano prima di quelle alla quale era stato somministrato il placebo.
E questo perché probabilmente è diversa l'origine della cardiopatia (dopo un infarto per l'uomo e in seguito a diabete o ipertensione nella donna).
Infine un altro punto da non sottovalutare è quello che, non solo si deve coinvolgere le donne nella sperimentazione, ma i ricercatori devono presentare i loro risultati consentendo di analizzare le differenze tra uomini e donne perché nella maggior parte degli studi non si descrive l'efficacia del farmaco suddivisa per sesso.
A tal proposito segnalo il XXIX Congresso Nazionale AIDM (Associazione Italiana Donne Medico), dal titolo La medicina delle differenze che si terrà a Roma dal 20 al 22 marzo 2009.
Ho visto con piacere che il vostro giornale ha riportato il fatto che la Comitato Nazionale per la Bioetica ha elaborato della raccomandazioni per la sperimentazione farmacologica nelle donne, purtroppo mi devo rammaricare che in tale articolo si sia voluto dimenticare dell'apporto da me dato attraverso audizioni (chiaramente riportato nel documento del comitato). Documento che peraltro riprende molte delle raccomandazione e dei suggerimenti da me fatte e pubblicate in precedenza e pubblicate sul documento finale della "Commissione Salute Donna" nel marzo 2008 ed in molti altri scritti.
Sarei molto grata se ciò potesse essere chiarito ai lettori del suo giornale
Prof. Flavia Franconi
Responsabile del gruppo di studio Farmacologia di Genere della Società Italiana di Farmacologia
vicepresidente della Società Italiana Salute e Medicina di Genere
Coordinatore del Dottorato di Ricerca Farmacologia di Genere
alle 21:42
Massimilla Manetti Ricci
Gentile Professoressa, mi scuso per non averla citata, è stata una svista non voluta.
Come può vedere ho provveduto a rettificare la dimenticanza.
Se volesse poi inviarmi un sunto dei suoi lavori, o un indirizzo di posta elettronica al quale scriverle, con piacere Le dedicherei un post sulla salute delle donne.
Cordialmente Massimilla Manetti Ricci