Notizie e informazioni sul mondo farmaceutico che nessuno vi dà
Questi versi tratti dal XXX canto dell'Inferno della Divina Commedia, menzionano la valle toscana in provincia di Arezzo più conosciuta per gli illustri ospiti del passato remoto e prossimo come Dante, Michelangelo, D'annunzio, Dino Campana che per quelli contemporanei.
Nascosta tra l'Appennino toscoemiliano e il Pratomagno, rimane ai margini delle più rinomate mete turistiche.
Qui il turismo è più raccolto, ripiegato su se stesso, quasi ascetico anche per la forte impronta religiosa della Verna e di Camaldoli.
Qui San Romualdo ha fondato nel 1024 l'ordine dei monaci camaldolesi nel tentativo di unificare il monachesimo orientale con quello occidentale benedettino; e lì alla Verna, 'il crudo sasso intra Tevero ed Arno', come ebbe a dire sempre Dante, San Francesco ha ricevuto le stigmate nel 1224.
Il Casentino è uno scrigno di storia sacra e profana, dove la spiritualità che si sprigiona dai suoi monasteri e dalle sue Pievi romaniche che emergono dal nulla nella campagna solitaria, come la pieve di Romena, deve lasciare spazio anche a leggende gotiche di fantasmi che alitano nei castelli di Poppi, di Porciano, di Romena; mentre cavalieri erranti ed ombre sinistre sono solo alcuni dei protagonisti della raccolta 'Le novelle della nonna' di Emma Perodi, che ha trascritto in questa narrazione numerosi racconti della tradizione contadina orale e locale.
Dalla quiete sospesa dei suoi conventi e dalla regola benedettina 'ora et labora' (prega e lavora) nasce l'attività fitoterapica e galenica che da sempre ha contraddistinto i monasteri con le attigue farmacie: Camaldoli per la sua storia è molto rinomata.
La sua farmacia risale al 1513 anche se l'anno di fondazione sembra essere il 1048.
Ha raggiunto il massimo splendore nel seicento-settecento, poi ha cominciato a decadere con la soppressione dei conventi da parte del governo italiano nel 1866 e con il trasferimento di preziosi manoscritti greci e latini alla biblioteca laurenziana di Firenze, di Arezzo e di Poppi.
Oggi è possibile visitare la farmacia, che ha mantenuto il suo arredo originario e il suo laboratorio. Ha anche ripreso a produrre alcuni prodotti su antica ricetta dei monaci camaldolesi, soprattutto elisir e sostanze aromatiche.
Camaldoli fa parte del Parco nazionale delle foreste casentinesi.
Tutto il Casentino è disseminato di agriturismo, sparsi nei boschi di castagno: si tratta per lo più di antiche case coloniche e poderi ristrutturati, secondo la tradizione artigianale toscana del ferro battuto, della pietra lavorata e del legno.
Se nato non fossi nella terra d'Abruzzi, vorrei essere nato qui nella terra della Verna e di Michelangelo. Così scriveva Gabriele D'annunzio nel 1902.
Il Casentino è un dono speciale per coloro che desiderano i beni fondamentali della nostra vita terrena. Le acque della valle, a cominciare dai ruscelletti, scorrono in un contesto irripetibile ed emettono un'armonia che allieta chi ha la sensibilità di ascoltare. L'aria è quella pura dell'immensa foresta casentinese che inizia dal versante del Pratomagno e scavalca i crinali della Romagna. Il territorio è quel capolavoro ricevuto come dono dal Creatore e modellato dall'amore e dall'intelligenza dei nativi e dal dominio di Firenze, faro dell'Umanità. Le opere che l'uomo ha lasciato sul delicato territorio sono di una stupefacente armonia. La viabilità antica che collegava i numerosi castelli ai luoghi della fede e ai più sperduti casolari sono la fondamentale risorsa da recuperare per non perdere l'armonia della valle.Tale recupero è indilazionabile per il turismo futuro del Casentino che mal sopporterebbe cementificazioni e deturpazioni. Le Accademie e le biblioteche, un tempo fucina dei migliori pensatori e studiosi, dovrebbero essere rivitalizzate da amministratori all'altezza della situazione. Dove sono oggi gli eruditi che potrebbero ridare vita a questi indispensabili centri di cultura? Da tempo sono ospite estivo di questa terra fortunata. Ho cercato da subito di capire da dove veniva la bellezza del casentino. Le conferenze a cui ho partecipato nella vivace Accademia Dantesca di Borgo alla Collina me lo hanno svelato. Ho conosciuto Alberto Fatucchi, Neppi Modona e l'Avv. Dante Ricci le cui introduzioni erano capolavori di erudizione e di oratoria. La valorizzazione degli eruditi è un compito che gli amministratori del casentino non devono assolutamente trascurare. Andrea Manetti
Faccio le ferie in casentino da 40 anni e non sono ancora riuscito a visitarlo tutto. Conoscete la viabilità antica del casentino un tempo importantissima ma oggi abbandonata dagli amministratori che pensano solo alle sagre mentre dovrebbero pensare anche alle vecchie strade?Vi dice niente il recupero della Francigena sulla costa Tirrenica e della Romea su quella Adriatica? Potete trovare molte idee e molti stimoli per conoscere meglio il casentino nel libro " Michelangelo nasce in casentino" Polistampa Euro 14. Saluti Andrea .
Ciao Francesco, da casentinese doc, quale mi ritengo anche io, ho scritto un post su Vallombrosa poco dopo questo: http://ilserpentedigaleno.blogosfere.it/2009/08/vallombrosa-un-monastero-nella-foresta-di-reggello-1.html
comunque concorderai che le chicche sono sparse un pò ovunque, dalla Pieve di Romena, alla Badia di San fedele al castello di Poppi e Santa Maria delle Grazie di Stia e si possono visitare molti altri posti ricchi di storia e leggenda.
Ho scoperto per caso questo post a distanza di circa un anno e da casentinese doc dico che è vero: tutti conoscono il Casentino solo per Camaldoli e La Verna.
Sfugge invece una terza chicca religiosa, un più a ovest, appena distante dal Casentino, sul versante della strada che porta a Firenze, e che suggerisco di visitare: l'abbazia di Vallombrosa con un'altra foresta millenaria molto bella.
alle 10:19
andrea manetti
L'abbazia di Vallombrosa è molto bella e consiglio a tutti di visitarla, magari per la festa del fondatore san giovanni Gualberto. Il Casentino, anche se è a due passi, è una realtà particolare. L'Arno, "quel fiumicel che nasce in Casentino" è il terzo fiume italiano per lunghezza. Il territorio è una conca naturale circondata da verdi montagne che la collegano direttamente all'azzurro del cielo. Molte civiltà hanno lasciato la loro impronta in questo piccolo lembo di terra. Gli Etruschi dei quali i Casentinesi conservano, unici italiani, il D.N.A.Poi i Liguri, i Romani, i Goti, i Longobardi, I Bizantini, i Franchi. Poi è stata la volta dei monaci, Badia Prataglia, Camaldoli, Vallombrosa, Strumi, La Verna, La madonna del Sasso. Intanto erano sorti molti castelli. Poppi, Castel S. Niccolò, Romena, Porciano, Stia, Partina, Castelcastagnaio, Ragginopoli e altri. I numerosi centri fortificati. Una strada internazionale scendeva dal passo di Serra e per questo Bibbiena compare come centro importante della Toscana in una carta del geografo arabo Edrisi. Poi sarà la svolta con Firenze che ha legato al casentino i nomi prestigiosi di Dante, e dei nati in casentino come Mino e Michelangelo, che i casentinesi moderni non sentono come proprio concittadino . Vere perle da visitare in casentino: La verna, Camaldoli, i centri storici di Poppi, Bibbiena, Stia, Pratovecchio, Raggiolo, Castel S. Niccolò, Borgo alla Collina (Strada). Da non dimenticare le vecchie Pievi di Stia, Romena, Strada, S. Maria a Buiano (Poppi), Bibbiena, Partina. Perla poco conosciuta è la cripta di badia Prataglia, località deliziosa nel parco delle Foreste casentinesi.A. Manetti.