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L'HIV/AIDS sta diventando in modo sempre più crescente una malattia di genere, ossia sono le donne che sempre più numerose si trovano contagiate dal morbo: dei 33 milioni di malati 17 milioni sono proprio loro tra i 15 e i 49 anni.
Una malattia che va differenziandosi tra i sessi non solo nei paesi in via di sviluppo, ma anche in Europa.
Infatti nel 2007 oltre il 30% di persone che hanno contratto la malattia è donna ed uno dei principali fattori predisponenti è il comportamento a rischio del partner.
Secondo l'OMS la trasmissione dell'Hiv da uomo a donna in un rapporto sessuale ha il doppio di possibilità di contrarla rispetto alla trasmissione da donna a uomo, con maggior rischio per le giovani donne.
Anche dal punto di vista sociale le donne sono più discriminate per i pregiudizi ai quali sono sottoposte che comportano l'aggravante di scivolare anche nella depressione.
E sul fronte farmacologico la situazione non è certo migliore.
Se la risposta delle donne al trattamento è paragonabile a quella degli uomini, non si può dire altrettanto per gli effetti collaterali, molto più pesanti, come rash cutanei e sintomi depressivi. C’è ancora molto da fare per trovare il trattamento più adeguato per le donne” – dichiara Antonella D’Arminio Monforte, Direttore del Dipartimento Malattie Infettive dell’Ospedale San Paolo di Milano.
Di tutto questo si è discusso a Colonia, in una tavola rotonda dal titolo “Gender Perspective - HIV and Women”, promossa da Bristol Myers Squibb nell’ambito del 12° Annual European AIDS Conference (EACS).
Tra gli argomenti trattati compare la gestione dell'HIV/AIDS durante la gravidanza, gli effetti delle terapie sulla contraccezione, gli aspetti psicosociali della cura e l'impatto dell'HIV/AIDS sulle famiglie.