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Alla fine di un pasto è buona abitudine mangiare un po' di frutta per tanti buoni motivi.
Alla fine di un pasto abbondante, anche se prevale il senso di sazietà, è bene concedersi un po' di frutta, perché previene l'aumento repentino di grassi e zuccheri nel sangue.
È quanto dimostrano due studi, uno del Journal of the American College of Nutrition, e l'altro pubblicato sul British Journal of Nutrition.
Una buona abitudine, quella della frutta come fine pasto, che se da una parte non riduce il carico calorico di quanto si è mangiato, dall'altra apporta però benefici a lungo termine: controllando il picco di lipidi e glucosio, aiuta infatti a prevenire un fattore di rischio per le malattie cardiovascolari, come pure per diabete e obesità.
Quali frutti scegliere, dunque?
Meglio quelli con un maggiore apporto di molecole "bioattive", che stimolano un'azione anti-ossidante e anti-infiammatoria: ne sono un esempio i polifenoli.
Sì, dunque, ai frutti rossi, come le fragole: gli acheni, ovvero i granellini sulla loro superficie, pur costituendo l'1% del peso, contribuiscono all'apporto di polifenoli per l'11% e alla funzione antiossidante per il 14%.
«Quello che consiglierei è di consumare il più possibile frutta di stagione - commenta Cristina Saccini, primo ricercatore dell'Istituto nazionale ricerca alimenti e nutrizione - ricordando che frutti di colore diverso contengono differenti famiglie di composti e, quindi, la varietà allarga lo spettro delle molecole benefiche con cui veniamo in contatto».
[Fonte eDott]