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Il botulino è tornato sotto osservazione per verificare i suoi effetti sul dolore cronico al collo.
Se la tossina botulinica è stata condannata come antirughe, e assolta nel trattamento della cefalea, ora torna in aula per i suoi effetti sul dolore cronico del collo.
Ma stavolta la difesa non la spunta e la sentenza della revisione sistematica Cochrane (rivisitazione di studi precedenti) effettuata da Pierre Langevin, dell'Université Laval, a Quebec City (Canada), è netto: non esistono prove scientifiche che le iniezioni di tossina botulinica portino benefici clinicamente rilevanti o statisticamente significativi in caso di dolore cronico al collo, con o senza associazione a cefalea.
Allo stesso modo la letteratura non riporta alcun beneficio, sotto il profilo della disabilità e della qualità di vita, a 4 settimane e a 6 mesi dall'iniezione.
I ricercatori hanno incluso nell'analisi 503 partecipanti, in cui era stata impiegata solo la tossina di tipo A.
I dati indicano che nei pazienti con dolore cronico del collo, iniettando tossina A o placebo (soluzione salina) dopo 4 settimane e 6 mesi si osservano differenze di dolore minime o inesistenti.
Ci sono minime o nulle differenze di dolore riscontrate, nello stesso tipo di pazienti, dopo la somministrazione di tossina botulinica in combinazione con fisioterapia e analgesici, da un lato, e all'iniezione di salina sempre associata a fisioterapia e analgesici a 4 settimane e a 6 mesi dall'altro.
Non si hanno differenze tra tossina botulinica e placebo a 4 settimane e a 6 mesi nel trattamento della cefalea cronica.
Insomma in poche parole, quindi, non ci sono buoni motivi per sostenere l'uso della tossina come terapia indipendente per il dolore al collo. Naturalmente sulla base dei dati fin qui disponibili.