Notizie e informazioni sul mondo farmaceutico che nessuno vi dà
Secondo l'indagine dell'Osservatorio Salute di AstraZeneca i cittadini vedono la salute e quello che gli sta intorno in modo diverso nel mondo, dall'Italia, inguaribile ottimista agli anglosassoni concreti e informati.
Se l'ottimismo è il sale della vita, in questo momento ce ne vuole tanto, ma proprio tanto a noi italiani!
Tanto da scavare una miniera per spargerlo su tutta l'antica via Salaria e drogarsi dei chicci cristallini per fronteggiare il pre, la manovra e il post manovra 'salvaitalia'.
Ed ottimisti siamo, soprattutto nell' area salute dove aleggia una visione rosea e una percezione di fiducia, che si riassune nella stereotipa frase 'stiamo tutti bene' come emerge dall'indagine dell'Osservatorio Salute di AstraZeneca, realizzata in collaborazione con ISPO, dal titolo 'Salute e innovazione: la 'strana coppia'?' ovvero 'Le opinioni di italiani, europei e americani a confronto'.
Gli ambiti presi in considerazione sono:
L'ottimismo italiano supera quelli di Paesi anglosassoni e Usa quando si parla dei progressi raggiunti nel campo della ricerca medico-scientifica, della ricerca farmaceutica e delle nuove terapie.
Ma addirittura per quasi 6 italiani su 10 in tutti e cinque gli ambiti considerati "sono stati fatti, negli ultimi anni, molti o almeno abbastanza progressi".
Negli altri Paesi la quota è, invece, pari a circa 2 su 10.
In particolare più scettici sono gli anglosassoni (uno su tre ritiene che in nessuno dei cinque ambiti menzionati ci siano stati progressi); stessa cosa per americani e tedeschi.
Inoltre, in tutti i Paesi un sostanziale ottimismo rispetto al livello di innovazione e ricerca permea la cura delle malattie cardiovascolari e gastrointestinali.
Più cauta l'opinione rispetto alla cura delle malattie respiratorie e di quelle oncologiche.
E per gli investimenti nel campo della salute?
Le risposte più positive arrivano da Germania e Stati Uniti: il 63% dei tedeschi e il 53% degli statunitensi affermano che nel proprio Paese si investe abbastanza a favore di ricerca e innovazione nel campo della salute, anche se in tutti i Paesi esaminati 9 intervistati su 10 pensano che si debba investire di più.
Sui tempi di sviluppo di un nuovo farmaco, invece, per l'Italia e Spagna casca l'asino, nel senso che si tende a sottostimare il tempo necessario a realizzare un nuovo farmaco, mentre gli intervistati dei Paesi anglosassoni e della Germania hanno le idee più chiare: almeno cinque anni affinché la molecola possa essere approvata e immessa sul mercato.
Infine, che la ricerca nel campo della salute debba essere un obiettivo prioritario raccoglie l'unanimità di tutti e cinque i Paesi considerati.
Ma nei paesi dove il sole splende e ci illumina d'immenso, Spagna e Italia, l'innovazione è vista come sinonimo di guarigione dalle malattie e soprattutto si afferma la beata convinzione, leggi illusione, che chi se ne occupa agisca per il bene della società.
Posizioni più critiche e scettiche sono invece espresse in Germania e negli USA dove rispettivamente l'85% e il 73% degli intervistati afferma che le innovazioni sono orientate più al profitto che al miglioramento della salute delle persone (hanno studiato, hanno studiato bene i tedeschi e gli americani!)
Mentre per noi italiani vale il proverbio cuor contento, ciel lo aiuta ... magari anche a non ammalarsi!
LINK UTILI
Scienza e salute: Relazione sullo stato di salute in Italia: si registra una speranza di vita da record
alle 11:58
ccsvi
per fortuna almeno su qualcosa si è rimasti ottimisti