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350 volontari cercasi per studio su Alzheimer

Massimilla Manetti Ricci avatar Giovedì 31 Maggio 2012, 20:30 in Farmaci e Ricerca di Massimilla Manetti Ricci

Cercasi 350 volontari per studio su Alzheimer senza effetti collaterali.

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La guerra all'Alzheimer si disputa anche a tavola.

Ne sono convinti gli scienziati dell'Istituto neurologico Besta di Milano, che con altri 3 istituti della metropoli - Policlinico, Istituto nazionale tumori (Int) e San Raffaele - hanno messo a punto una speciale dieta 'salva memoria', quasi interamente basata sulla cucina mediterranea con qualche integrazione macrobiotica, da testare in un maxi studio per il quale si punta ad arruolare almeno 350 volontari, età massima 85 anni.

L'identikit delle 'reclute'?

Devono essere persone che si trovano ancora in quella sorta di 'limbo' che precede l'Alzheimer, "un'area grigia in cui si registrano episodi di declino cognitivo lieve - spiega oggi Fabrizio Tagliavini, coordinatore scientifico del progetto durante la presentazione ufficiale - e i biomarcatori del liquor cerebrospinale segnalano l'inizio di una situazione anomala, con tassi ridotti di proteina beta-amiloide (che segnalano il fatto che si è innescato il processo di deposizione nelle placche cerebrali responsabile dei danni alla memoria) e livelli innalzati di proteina Tau".

Il pool di Irccs è già al lavoro e comincerà il percorso con una fase preliminare in cui si verificherà la fattibilità della ricerca su 20 soggetti.

Al termine del mini-studio pilota, in presenza di segnali positivi che arriveranno dalla misurazione di alcuni fattori metabolici, partirà il reclutamento in grande che occuperà tutto il 2013.

Per questa fase gli istituti milanesi sono a caccia di collaborazioni e partnership per allargare il bacino di reclutamento (che avviene nelle unità Alzheimer) e di fondi per coprire la lunga durata del lavoro di ricerca (si punta a 4-5 anni).

Si sono già fatte avanti le Asl di Lecco e Varese, interessate al progetto.

I pazienti seguiranno veri e propri corsi di cucina e pranzeranno due volte a settimana con i ricercatori che si occupano dello studio, per imparare il nuovo regime alimentare definito una "dieta mediterranea 'rigorosa', integrata con elementi macrobiotici".

Segni particolari: ipocalorica.

Nei piatti dei volontari un tripudio di "cereali integrali (pane, pasta e riso che contiene alcuni polifenoli antinfiammatori), legumi come fonte proteica primaria, pesce e qualche latticino (yogurt e formaggi freschi)", spiega Patrizia Pasanisi dell'Unità di medicina preventiva e predittiva dell'Int.

[Fonte Adnkronos]

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